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Cooperazione decentrata

A partire dagli anni Novanta, in Italia come in molte altre parti del mondo, si è andata costituendo una nuova modalità di interventi finalizzati allo sviluppo, chiamata cooperazione decentrata, che rappresenta allo stesso tempo:

  • Una metodologia che permette di instaurare un rapporto biunivoco tra territori del Nord e del Sud del mondo al fine di promuovere lo sviluppo locale;
  • Un processo di coinvolgimento di diversi attori del territorio: dalle associazioni, alle imprese, alle università, fino ad arrivare ai cittadini;
  • Una modalità che mette a disposizione della cooperazione una pluralità di saperi appartenenti a diversi soggetti del territorio e contemporaneamente favorisce il dialogo e la concertazione tra gli stessi soggetti.

Molte istituzioni, tra cui l'Unione Europea, il Ministero degli Affari Esteri italiano e le Regioni e Province Italiane, hanno definito linee di indirizzo e modalità attuative proprie.  

La cooperazione decentrata allo sviluppo nell'ambito della cooperazione italiana

Mutuando parzialmente la definizione adottata dall'Unione Europea, per "cooperazione decentrata" attuata nell'ambito della cooperazione allo sviluppo, il Ministero degli Affari Esteri italiano intende: "L'azione di cooperazione allo sviluppo svolta dalle Autonomie locali italiane, singolarmente od in consorzio fra loro, anche con il concorso delle espressioni della società civile organizzata del territorio di relativa competenza amministrativa, attuata in rapporto di partenariato prioritariamente con omologhe istituzioni dei PVS favorendo la partecipazione attiva delle diverse componenti rappresentative della società civile dei Paesi partner nel processo decisionale finalizzato allo sviluppo sostenibile del loro territorio." Anticipando in un certo senso il dibattito internazionale, fin dal 1987 - con apposita previsione normativa nell'ambito della vigente "Nuova Disciplina della Cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo" (Legge n.49 del 26 febbraio 1987, art. 2, commi 4 e 5) e nel relativo Regolamento di esecuzione (DPR n.177 del 12 aprile 1988, art.7) - l'Italia ha formalmente riconosciuto alle Autonomie locali (Regioni, Province autonome ed Enti locali) un ruolo propositivo ed attuativo nell'azione di cooperazione allo sviluppo governativa disciplinandone, altresì, la facoltà di iniziativa e le modalità di collaborazione con la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS).

Quest'ultima ha pertanto definito un documento che identifica le linee guida e le modalità di attuazione della cooperazione decentrata italiana, nonché stipulato Protocolli d'Intesa con l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (accordo quadro MAE-ANCI) e con l'Unione delle Province Italiane (accordo quadro MAE-UPI) per impegnare le parti a "valorizzare il metodo della concertazione al fine di consentire la collaborazione e l'azione coordinata tra i due livelli di governo nel quadro delle rispettive competenze" ed a favorire "un impianto istituzionale delle funzioni amministrative che veda nei comuni singoli ed associati i gestori delle attività e nelle Regioni i programmatori delle funzioni". Il coinvolgimento delle Autonomie locali nell'attività programmatoria e di verifica della DGCS viene effettuata da quest'ultima, attraverso una specifica struttura interna coordinamento, l'Unità di Coordinamento Cooperazione Decentrata - UCD.